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Il mondo non è banale? ░ Il linguaggio conveniente del Sublime Prefetto

¨ Sutta  (vedico: s ū tra; letteralmente: filo * ) del linguaggio conveniente del Sublime Prefetto ** Mia Nonna dello Zen così ha udito: una volta dimorava il Sublime Prefetto presso la Basilica di Sant’Antonio, nel codice catastale di Padua. E il Sublime così parlò: “Quattro caratteristiche, o mio bhikkh ū *** , dirigente dell’area del decreto di espulsione e dell’accoglienza e dirigente anche dell’area degli enti locali e delle cartelle esattoriali e dei fuochi d’artificio fatti come Buddho vuole ogni qualvolta che ad esempio si dica “cazzo di Buddha” o anche “alla madosca” o “gaudiosissimo pelo”, deve avere il linguaggio conveniente, non sconveniente, irreprensibile, incensurabile dagli intercettatori; quali quattro? Ecco, o mio dirigente che ha distrutto le macchie: un dirigente d’area parla proprio un linguaggio conveniente, non sconveniente, un linguaggio conforme alla Dottrina del Governo, non in contrasto con essa, un linguaggio gradevole, non sgradevole, un linguag

Carey Mulligan Drive





Carey Mulligan & Ryan Gosling



Quella strettezza indicibile di Carey in Car
Il film, come ebbe a dire Adorno, trabocca della menzogna della stereotipia, e questa è l’essenza dell’arte popolare: le fiabe hanno il principe salvatore e il diavolo, come il film l’eroe e il cattivo, e anche la crudeltà barbarica per cui il mondo è diviso in buoni e cattivi, è un elemento che il film ha in comune con le fiabe più belle, in cui la matrigna danza fino alla morte nelle roventi scarpette di ferro.  In più, quelli che fanno i film non sono per nulla degli intriganti, ma lo spirito oggettivo della manipolazione si impone attraverso la forza intrinseca dell’apparato industriale, senza che ci sia bisogno di una censura  vera e propria. Detto questo, e aggiunto che l’immediatezza con cui il cinema realizza integralmente la trasformazione dei soggetti in funzioni sociali, al punto che le vittime, immemori di ogni conflitto – questo scrive Theodor W. Adorno nei “Minima moralia” – godono la propria disumanizzazione come umanità, come felicità e calore. Il contesto totale dell’industria culturale, che non lascia nulla al di fuori di sé, fa tutt’uno con l’accecamento sociale totale. Carey Mulligan, tu la vedi negli  ultimi fotogrammi, o nella seconda parte, del film “Drive”, in cui è Irene, ed è nel paradigma della sua Herkunft, fa la corsa o va in carrozza, con l’eroe nel film e con il poeta, che fa il visionatore del film , anzi non la vede proprio in carrozza, l’abbiamo detto, ha visto la parte finale del film, ma poi passa  al meridiano del poeta, dentro il suo oggetto a, e vede quella stessa strettezza indicibile che il monaco Severino, in Sade, ascrive a Justine, lo so è uno stereotipo anche questo, ma la tipologia costituzionale di Carey Mulligan o di Irene ha questo di intrigante o, se vogliamo, di Heimlich, che, per quanto il soggetto sia un dolicotipo di 5 piedi e 7 pollici e quindi una longilinea paramesomorfa, ma non lo è, non ha l’indice costituzionale pari o superiore a 50, non solo in “Drive”,  è dentro lo schema verbale di “to drive”, e quindi di “portare”, “spingere” e, va da sé, anche “conficcare”, insomma lei fa “funzionare”, “aziona” lo stereotipo di quella strettezza indicibile che il monaco Severino ascrive a Justine, anche perché , dentro “to drive”, c’è “incalzare”, “stare addosso”, “piantare”. Quando si va  in giro, non solo in “Drive”, si sta seduti come in “la Misteriosa”, che è la 33^ maniera del Foutre du Clergé de France(1790), in cui l’eroe sta seduto, sta guidando, e Irene alza le gonne e si siede a sua volta, volgendogli le spalle, perché vorrà guardare la strada panoramica, drive, o il viale d’accesso, e questo è così simile a quando, tornando da teatro o da una passeggiata, o dal ballo, in carrozza, quante giovanette, anche non maritate, sono state fottute in questo modo, anche in presenza della cara mamma o della cattiva di turno…Nella Herkunft del nome,  con cui l’attrice Carey fa carriera, “career”, c’è tutta questa “cura”, care, con cui lei accarezza l’oggetto a sia all’eroe che al visionatore, e c’è anche la “protezione” la “responsabilità” con cui il driver la ama tanto che per fare attenzione, dentro, dentro la 33^ in giro per il mondo, e proteggerla, preoccuparsene, con lo schema verbale di “to care” la desidera, la vuole, le vuole bene, ne ha piacere, e. miracolo dell’industria culturale, aveva visto giusto Adorno già nel 1946, il “care about”, nonostante ci sia un milione di dollari, non è che il “care about” di “voler bene a” Irene, che, nella prima parte del film che non ho visto, sarà stata in giro in carrozza con il driver, dentro lo stereotipo della 33^ che fissa il fotogramma finale e infinito del visionatore con il suo oggetto a che fa drive o va in “car” con “Irene” che, visto come  passa al meridiano del poeta, spensieratamente, airily,  è in “air” o nello schema verbale di “to air”, arieggia, trasmette, mette in onda , per il visionatore, la sua “strettezza indicibile” come se  fosse quella di Justine, un bel ponte aereo, air lift, non c’è che dire. Anche perché "drive", vai a vedere, è la "pulsione" di Carey, la sua unità, il suo impulso, la sua energia.