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Il mondo non è banale? ░ Il linguaggio conveniente del Sublime Prefetto

¨ Sutta  (vedico: s ū tra; letteralmente: filo * ) del linguaggio conveniente del Sublime Prefetto ** Mia Nonna dello Zen così ha udito: una volta dimorava il Sublime Prefetto presso la Basilica di Sant’Antonio, nel codice catastale di Padua. E il Sublime così parlò: “Quattro caratteristiche, o mio bhikkh ū *** , dirigente dell’area del decreto di espulsione e dell’accoglienza e dirigente anche dell’area degli enti locali e delle cartelle esattoriali e dei fuochi d’artificio fatti come Buddho vuole ogni qualvolta che ad esempio si dica “cazzo di Buddha” o anche “alla madosca” o “gaudiosissimo pelo”, deve avere il linguaggio conveniente, non sconveniente, irreprensibile, incensurabile dagli intercettatori; quali quattro? Ecco, o mio dirigente che ha distrutto le macchie: un dirigente d’area parla proprio un linguaggio conveniente, non sconveniente, un linguaggio conforme alla Dottrina del Governo, non in contrasto con essa, un linguaggio gradevole, non sgradevole, un linguag

▐ Loredana Cerveglieri e il punto cardinale Ariam▐

  
L'Angelo della poesia
1998
oro, acrilico, tecnica mista su tela
cm.152x105
  GLI ANGELI SCONOSCIUTI DELLA CERVEGLIERI
In questa interessante personale negli spazi de ilBoscoBlu/ilCobold, la Cerveglieri continua a tessere la trama di quella tela che racconta l’Olimpo di suoi Angeli che stanno fuori del tempio: Melisante, Didirè, Elitès, e il fugace intrigante accenno al quarto punto cardinale: Ariam.
Melisante, l’angelo fanciullo che scopre con ingenuità il mondo degli uomini e ne rimane affascinato, Angelo che ebbe in dono l’immortalità, ma che del mondo degli uomini rimpiange desidera ama la Bellezza la Poesia l’Arte il fascino della luna delle stelle.
Didirè è chi teme tutto e il contrario di tutto, la vita e la morte, il culmine e il declino, la notte e il giorno, la luce e il buio, la paura della paura.
Elitès, l’Angelo artista che più esaurientemente e rigorosamente esprime il pensiero estetico-artistico e la visione culturale della Cerveglieri.
Elitès lotta contro la malizia, la contraffazione, l’invasione culturale perpetrata contro il mondo Europeo che subisce per pusillanimità e qualunquismo e mancanza di fantasia senza difendere la propria grande tradizione che fu alla base state quelle della GRANDE STORIA DEL MONDO.
Elitès produce le sue opere contro la popart e lascia al contempo un segno forte della sua idea di Bellezza: LE CITTA’ DEL SOLE, nelle quali spazio e tempo si annullano. La foglia oro resta la matrice del discorso sulla luce e sulla sacralità dell’arte, e i personalissimi segni calligrafici della Cerveglieri scrivono e dicono la lotta dell’artista che deve farsi largo per difendere la “Bellezza” contro il brutto e la volgarità invadente del mondo. Brutto che Elitès rappresenta con le modalità contemporanee di trattare il cibo, negandogli la sua indispensabile naturalezza e sacralità.
In tutte le religioni il  cibo diventa simbolo della comunione tra gli uomini e la divinità e dei momenti più alti in cui l’uomo supera la sua animalità. La religione dei nostri giorni, quella del brutto consuetudinario e della cialtroneria, ha ridotto il cibo a pura merce senza sostanza interiore, addirittura dannoso, problematico, capace di uccidere. Le quantità abnormi di “confezioni plastificate” ammucchiate alla rinfusa nei magazzini sono l’espressione più chiara di una parte falsa cattiva a cui gli uomini hanno delegato la loro esistenza senza più alcuna sacralità.
Lo splendore del vuoto,
1988
Libro d'artista, tecnica mista,
cm. 70x50x15
Tra le quaranta opere della mostra della Cerveglieri, ci attraggono con forza sei piccole composizioni, in cui i segni si mutano e diventano “ali di farfalla”, cieli materici, figurazione di una Terra” che porta incisi brevi versi poetici, parole, lettere. E’ nato Ariam, l’eroe ultimo dell’Olimpo della Cerveglieri, l’Angelo “preteso” dalla necessità di unione spirituale tra i vivi e i morti, dall’estrema aspirazione degli esseri umani a capire il mistero della vita e della sua fine,  preteso dalla poesia innegabile che vi è in un pensiero rivolto a chi si è amato e più non c’è. In questi sei piccoli “preludi” la Cerveglieri ha “solo” voluto avvertirci che la sua attività è impegnata in tale discorso nuovo, ricolmo del fascino dell’aspettativa.
by Ettore Bonessio di Terzet

"Didiré: La paura della terra e del cielo"
diametro cm. 60
2001