La Canon digitale di Salgado ░ Massimo Sannelli


Cinque motivi di disperazione

 di Massimo Sannelli
Il primo motivo è nel Wittgenstein di Derek Jarman. C'è un dialogo ferocemente lucido tra Wittgenstein e Lady Ottoline: io cerco la perfezione e tu no, e allora come possiamo essere amici?
Massimo SannelliIl secondo motivo è che montare la vita e le fotografie di Salgado – lo fa Wim Wenders, nel Sale della terra – non costruisce un film, ma solo una sequenza. Qui tutto è detto, tutto è chiaro, tutto è spiegato da Salgado, con grappoli di parole, e tutto è logico; tutto ha un filo genericamente sentimentale, perché si possa vendere bene nel mondo. Ma perché Salgado usa continuamente una Canon digitale? Perché corregge le foto? Perché fotografa in bianco e nero?
Nessuna risposta tecnica, mai.
Vediamo: Wenders deve filmare un artista duramente tecnico, non solo un dolce narratore terzomondista. Ma il film dissimula la tecnica di Salgado, cioè la sua vera singolarità, quindi il mestiere stesso di Salgado, duramente tecnico. Ora Salgado sembra più un uomo di buona volontà che un maestro. E perché è andata così? Perché la perfezione di Salgado è tecnica, ma essere un maestro non è popolare; invece la buona volontà è popolare, ed essere terzomondista è molto popolare. Tra la via stretta e la via larga, Wenders ha deciso di rappresentare la via più larga, tutto qui.
Il terzo motivo è passionale, con i suoi dovuti riferimenti artistici. Che cosa è successo? L'incazzatura rende belli, la furia attira le matrone, i fanti, gli infanti, le dame, la guarnigione. Sì, sarebbe facile essere buoni, come dice la coscienza di Martin Eden: "Dai, prendila con te, it is easy to be kind, she will be supremely happy". Forse, forse; ma lei che "è bella e quasi sempre bionda" – e "non la porterò via", non la renderò partecipe di nulla, mai – arriva tardi. Ecco perché la coscienza dice "Man, you are too sick, you are too sick". Tu sarai kind e la bellezza sarà happy, ma tu sei sempre sick; man, devi capire che sei sick anche a causa sua; lei non è la cura, ma è una parte del problema. In ogni caso, la biondina è pure frigida, capito?
Capito, sì. Filmicamente, si sceglieranno i maestri furiosi: "Non sei che merda, puoi diventare oro", secondo la Montagna sacra di Jodorowsky. E anche il Wittgenstein di Jarman grida a Dio: "Io sono un verme, fammi diventare un uomo!".
La quarta disperazione è una catena di delusioni. Uno capisce che non sarà mai supremely happy, almeno non nel senso vulgato: forse sì, potrebbe essere happy, e anche supremely, ma solo in una serie di risultati, non nelle situazioni del cuoricino. Martin deve morire, come ogni sick. Ma non è vero: il malato può guarire. E l'idea del suicidio se ne può andare anche a fare in culo, così come le spiegazioni sentimentali.

La quinta disperazione è l'abiura dalle comodità. Preferisco il Salgado di Salgado: niente lezioni sentimentali e niente divulgazioni del cuore buono, niente comunicazioni tra sensibili. Per carità, l'altro Salgado, quello di Wenders, va benissimo, per il pubblico medio. Ma c'è chi ha bisogno di non reprimere la furia; e se deve esprimerla – non esprimersi, ma esprimere lei, la furia – porca puttana, vuole sapere come lavora il maestro: come si diventa oro.