Elimma Civran. La fossilizzazione dell'affettività

Serigrafia di Elimma Civran, 1975
e prima pagina dattiloscritto originale del testo di
V.S. Gaudio, 1976, letto in quella primavera
alla signora Civran e a suo marito dallo
stesso giovane poeta
V.S. Gaudio
La fossilizzazione dell’affettività
I componenti di connotazione della quaestio di Elimma Civran sembrano essere  tempo e comparazione, congiunti dalla possibilità che regola e coniuga la differenza che li sostiene e, per esempio, ne stabilisce come strato non la conservazione del necessario, quanto il consolidamento di una presenza divenuta impronta.
Che è quanto e come dire che il tempo, dato qui nei risvolti di sema come processo chimico, potrebbe essere declinato come risultato degli scarti che ne danno la sua tangenza in fossile; i processi chimici, cui ad esempio si può accennare, la mineralizzazione, la carbonificazione, l’incrostazione, attuano, come sostituzione organica del tempo, una costituzione semantica, quindi una corporeità degli elementi temporali della intenzionalità dell’io.
L’esserci ha, dunque, una traccia, dalla mancanza di cui è costantemente sottratto; l’impronta pietrifica, incrosta, carbonifica una forma che dà dell’oggetto la qualità organica della sua condizione genetica. E la qualifica genetica del resto di un organismo non ha più un riconoscimento di specie o di genere, perché la declinazione temporale ne sottrae la differenza(biologica).
I componenti di denotazione, invece, escono dalla determinazione univoca dell’impiego contestualizzato sopra, ciò che ingenera il tratto di ambivalenza non è tanto la presenza di un sintomo di linguaggio pluritematico, come poteva esserlo se il canale espressivo usato fosse stato quello linguistico, quanto la precisa referenza cromatica che doppia il primo, il supporto come stesso vuoto e involucro della figura tracciata, differenza situazionale la cui funzione si radica dal rapporto tra la linea(il grafismo) e il colore, che viene a costituire una sorta di interazione tra due universi discorsivi.
Vedremo, poi, come la produzione di senso esca proprio dal sistema che rende agibile(come materia significante) il nucleo che codifica la pulsione significante del grafismo e del colore come scarto e rilievo del significato che la figura ha.
Di già, i primi tratti componenziali potrebbero essere tentati: la carbonificazione esplica un suo posto da cui sospetta della continuità, allora trova una sostituzione proprio perché può essere sdoppiata nell’arbitrarietà che declina il fossile, non più a virtù di metonimia temporale, alla contiguità che si instrada come valore estrinseco a legame cromatico; oppure si può dire che la dicotomia arbitrarietà/contiguità tende a rompere il nocciolo virtuale della metonimia(secondo Eliseo Veron la dicotomia sostituzione/contiguità giustifica la messa in atto metonimica). E l’estrinseco del codice iconico incontra l’emersione del tessuto cromatico come trasformazione di matrice.
Ma cerchiamo di precisare la correlazione che combina le unità, dando, oltre all’associazione colore-grafismo, una strutturazione semantica delle leggi di repertorio che reggono il messaggio visivo, mostrando in che punto la mutazione di matrice di Elimma Civran rende l’istanza della sua questione.
Diciamo che
1)    i valori dominanti qualificano di un isolamento che, quindi, si oppone ad una informazione semantica da cui costruire le leggi di relazione funzionale degli oggetti rappresentati;
2)    lo stile formale instrada forme riconoscibili
3)    i contrasti imposti, invece, enunciano una relazione significante tra piano e oggetti rappresentati; il piano-fondo doppia i componenti di connotazione (tempo-comparazione) perché dà del resto organico una compattezza attributiva che ripropone una sorta di ri-presenza delle sostanze molli putrefatte.

Allora,
il recupero affettivo della Civran dilava la contrazione temporale assumendola al livello estensivo, dandone, cioè, una esplicita caratura verbale in grado di caratterizzare l’insieme della frase.
L’ellissi ha finito col darci la virtualità semantica della figura che regge il rapporto tra grafismo e colore,
l’ incrostazione cromatica consolida il grafismo, la fossilizzazione affettiva conserva il tempo, tempo che, come relazione, sia ben chiaro, qui viene a mancare, allora pietrificazione sintattica che dà in sintonia l’intimo di una retrazione sensoriale:
al livello formale, per il rapporto di dipendenza interna, la figura di significato è la sineddoche;
quella di elocuzione (è) l’estensione per l’epiteto che del residuo pone l’assunzione, una concretezza, storica in quanto viene a predicare, come abbiamo notato, la potenzialità affettiva del movimento intenzionale.

!(Torino, 28 maggio 1976)

da: Esercizi d’arte torinesi © 1975-82
 
Elimma Civran
1975

N.B. Non abbiamo in archivio incisioni o serigrafie di Elimma Civran; quella che fu donata a V.S. Gaudio fu, da questi e da sua moglie Marisa Aino,regalata alla cognata e sorella Antonia Aino.
Elimma Civran
CUKI GALLERY, MILANO
ELIMMA CIVRAN
dal 14/4/2008 al 14/5/2008
Una pittura onirica
SINTESI DEL COMUNICATO STAMPA
Personale di pittura. "La sottile sensibilita' grafica e coloristica dell'artista pone il suo mondo in un'atmosfera lirica, in un'aura di sogno e di distacco contemplativo" (Albino Galvano) Inaugurazione alle 19.