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Il mondo non è banale? ░ Il linguaggio conveniente del Sublime Prefetto

¨ Sutta  (vedico: s ū tra; letteralmente: filo * ) del linguaggio conveniente del Sublime Prefetto ** Mia Nonna dello Zen così ha udito: una volta dimorava il Sublime Prefetto presso la Basilica di Sant’Antonio, nel codice catastale di Padua. E il Sublime così parlò: “Quattro caratteristiche, o mio bhikkh ū *** , dirigente dell’area del decreto di espulsione e dell’accoglienza e dirigente anche dell’area degli enti locali e delle cartelle esattoriali e dei fuochi d’artificio fatti come Buddho vuole ogni qualvolta che ad esempio si dica “cazzo di Buddha” o anche “alla madosca” o “gaudiosissimo pelo”, deve avere il linguaggio conveniente, non sconveniente, irreprensibile, incensurabile dagli intercettatori; quali quattro? Ecco, o mio dirigente che ha distrutto le macchie: un dirigente d’area parla proprio un linguaggio conveniente, non sconveniente, un linguaggio conforme alla Dottrina del Governo, non in contrasto con essa, un linguaggio gradevole, non sgradevole, un lin...

JeansZō ░ Il soffice Jinzu-Zō


Il culo soffice di Samba mamma



Libro di HIPFAN che vive a ChibaVecchio2018/08/14 (Mar) 07: 50
Questo fianco sembra morbido.
Ris No.1: Janis Joplin di HokkaidoUna vecchia2018/08/14 (Mar) 14: 38
È splendido
Ris No.2: SIRISUKI di ShizuokaVecchio2018/08/14 (Mar) 17: 36
Sembra essere grande, morbido e sembra molto delizioso. Voglio distruggere e dare un momi.
Ris No.3: Ospiti a HokkaidoUna vecchia2018/08/14 (Mar) 17: 38
Ho ottenuto un'immagine di denim di tutto il corpo. Ho preso  un denim del meglio sia nel mio culo che nelle gambe 
░ Il grande culo soffice del Libro di Hipfan
Chi vive  a Chiba quando lo vide gli sembrò morbido : sube sube shita
e lo vergò nel Libro di Hipfan.
La vecchia Janis Joplin di Hokkaido esclamò:
E’ splendido: subarashii !
A un vecchio di Shizuoka gli parve grande: ōkii
e forse anche hiroi, per quanto gli parve “largo”;
ed è anche morbido  e sembra una delizia al tatto :
delizioso, disse: totemo tanoshii,
e a Manazashi, che è lo sguardo  e allora, per la distanza
ridotta, non trattenne la voglia:
Voglio distruggere, o per dare un Momi:
strofinare, massaggiare, allenare
e temprare: shikomu, gli piacque per “allenare” e fare momi!
Quell’altra vecchia di Hokkaido così prese il suo miglior denim
del suo miglior culo dei vent’anni che chiamò “shiri”
 a guardare quel sedere e si fece l’immagine assoluta, jinzu-Zō
di questo grande culo soffice :
shiri ōkii sube sube shita
per lo shummulo di mamma samba
e lo shikomu del Vecchio di Shizuoka
che fu vergato nel Libro di Hipfan.

▐ P-lineworld e l’eclissi della linea del mondo.
Nell’inseguimento fotografico nipponico, la figura presa all’istante nella sua allure di quel momento, in quel posto, così com’è vestita allora, il fotografo-visionatore, prima, e il poeta-visionatore, dopo, non sa cos’è né dove va: segue la figura che va e condivide il suo segreto senza saperlo. In virtù di una declinazione del senso o del non-senso è così che l’esistenza prende forma, grazie alla deflessione di qualcos’altro. Non abbiamo volontà propria, scrive Jean Baudrillard, e l’altro non è mai ciò con cui ci confrontiamo secondo la nostra propria volontà. In sostanza: è l’irruzione di ciò che proviene da un altro luogo, è la seduzione dell’estraneo e la sua devoluzione. C’è in questi esercizi singolari alla Mathews, la precessione di tutte le determinazioni venute o intervenute da un altrove, illeggibili, indecifrabili, in questo caso visibili nella forma e nella struttura dell’inseguitore autoctono, quello che fissa e immobilizza l’assolutezza anonima e l’inesorabilità, l’irredentismo dell’oggetto: l’essenziale è che anche il poeta-visionatore sposi la forma estranea di quel qualunque oggetto, di quel qualunque essere fortuito, che necessariamente è stato seguito da qualcun altro: oggi che ognuno di noi perde le proprie tracce, disse sempre Baudrillard, è assolutamente urgente che qualcuno si metta sulle nostre tracce, anche se così facendo le cancella e ci fa sparire; è un modo complice di scomparsa, una forma di obbligazione simbolica quella che è stata giocata, una forma enigmatica di connessione e di sconnessione. La devoluzione come etica implica una filosofia della sottigliezza; la sottigliezza è l’artificio fondamentale: il visionatore, e anche la figura, vive dellì’energia, o meglio: dell’esserci, che viene sottilizzato agli altri, al mondo: si vive di questa energia surrettizia, di un’energia rubata, forse anche sedotta, e anche l’altro, quella figura inseguita, esiste solo grazie a questo movimento indiretto e sottile di captazione, di seduzione, di devoluzione. Questo altro, quando appare, e qui è afferrato e fotografato, detiene in un solo istante tutto ciò che non ci sarà mai dato di sapere. È il luogo del nostro segreto, questo altro è il luogo della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione. Tra artificio e altro seguito e circoscritto, questo stesso exinscriversi nella figura dell’Altro, e farne un piacere singolare, nella forma strana venuta da un altro luogo.La corsa-inseguimento diabolica dell’oggetto, che è l’orizzonte della mia scomparsa. La ricerca in potenza dell’alterità radicale, ma per il piacere e il gaudio fatto nel proprio oggetto “a”, a ogni passaggio al proprio meridiano, l’oggetto come attrattore strano quando appare al visionatore non è che l’analemma esponenziale del suo oggetto “a”.
A un certo punto, nel forum nipponico articolato per P.La linea del mondo, P-lineworld BBS,la pubblicazione delle immagini viene cancellata. Così è stato fatto. E il curatore aggiunge: “ma le belle opere potrebbero essere posticipate”.